Come e quando hai cominciato ad illustrare?  E perché?
Non mi posso definire un illustratore, anzi, nel senso stretto del termine non lo sono affatto, il mio lavoro e  piu paragonabile a quello del D.J., perché effettivamente le immagini che utilizzo non vengono realizzate da me, bensi io attingo dalla rete, cercando immagini “globali”, cioe appartenenti a chiunque, le decontestualizzo, le estrapolo cioe dal contesto originale dove le ho trovate, per poi inserirle nell’ambito di un mio progetto. Alle volte utilizzo solo parti d’immagini, singoli elementi, altre volte con un intervento concettuale piu radicale, ne decontestualizzo solo il significato mantenedone invariata la forma. Cosi facendo, l’immagine pur mantenedo l’aspetto originale, assume un nuovo significato nel contesto-contenitore da me concepito. Questo e quello che definisco decontestualizzazione del significato (decontestualizzazione concettuale).
Uno dei rischi cui si va incontro quando si porta avanti questa metodologia di lavoro, e l’imbattermi, frugando nella rete, in delle immagini che in un primo momento penso essere globali e solo dopo mi accorgo invece che esse sono riconducibili ad un altro artista; a questo punto l’immagine non e piu globale ed il progetto perde di significato. Purtroppo e il caso di Favole Crudeli, solo adesso ho scoperto che le immagini appartengono ad un artista americano e che, quindi, l’intero progetto va riconsiderato.

 

Affermi che “La convenzionale umanizzazione che viene effettuata sugli animali a scopo educativo diventa in questa occasione semplicemente un mezzo per suscitare delle riflessioni che hanno al centro l’uomo e l’attuale societa.”. Quindi io ti chiedo: l’artista, a prescindere dal bisogno personale ed individuale, puo donare qualcosa con la sua arte agli altri?
L’artista principalmente dona, con la sua arte, se stesso all’umanita, Warhol non ha solo prodotto serigrafie, ma ha donato se stesso al patrimonio culturale mondiale, il suo pensiero sul mondo moderno, sul consumismo sulla mercificazione dell’arte, Warhol ha contribuito a far si che molti come me concepissero l’arte come un qualcosa di diverso dal concetto classico, io credo che l’artista doni le sue emozioni, le sue paure, le sue gioie…se stesso!

 

L’esposizione all’interno del MIC di opere come queste diventa un atto funzionale al loro stesso significato in quanto predispone, rispetto ad altri ambiti, ad un’osservazione rallentata che consente una comprensione graduale e quindi totale e inesorabile”. Cosa vorresti che donasse la tua arte, nel particolare le Favole crudeli, a chi le guarda?
Quando ho trovato le immagini che ho poi utilizzato per il progetto Favole Crudeli le ho legate, diversamente dal significato originale dato dall’autore, ad una riflessione ampia sulla societa contemporanea come, ad esempio, il sottoporsi agli interventi di chirurgia estetica per assomigliare sempre piu ad un concetto di bello che e stato dettato solo da certe categorie e indotto attraverso i mezzi di comunicazione di massa pensando all’assurdita del perché le ragazzine diventano anoressiche e i bambini s’impiccano perché  prendono brutti voti a scuola.

 

Cos'e, sempre secondo te, l'originalita? E si puo parlare di originalita anche nel panorama artistico odierno o le forme espressive contemporanee sono soltanto  “variazioni su un tema”?
La risposta non e facile soprattutto per l’epoca in cui viviamo, originale e un Picasso, ma anche la copia dichiarata del Picasso puo essere originale… originale e un Rolex, ma la copia del rolex non puo essere originale! In molti si sono posti la stessa domanda, io in quasi dieci anni sono arrivato alla conclusione che imitando l’arte l’artista fa arte (Duchamp e la Gioconda ad esempio) ma imitando un prodotto di mercato si fa solo un falso. Ovviamente la “copia”, deve essere fatta con cognizione, deve sempre avere alla base un intervento, un’interpretazione artistica… non posso trovare modo migliore per spiegarlo se non citando il prof. Pietro MONTANI docente di Estetica all’Universita “La Sapienza” di Roma: “Originale e quello che da origine! Ci sono dei testi che non possono essere copiati, per esempio, ogni copia de L'infinito di Leopardi e l'originale. Un filosofo anglosassone chiama questa cosa "allografo". La copia non si puo fare per un "allografo". Per l'autografo si. Allora io posso copiare La Gioconda di Leonardo. Direi che la copia pura e semplice e quella che non denuncia il suo rapporto con l'originale. La copia che invece interviene, che denuncia e sottolinea il rapporto con l'originale, e una copia che vuole dialogare con l'originale. Ora questo dialogo puo essere di tante specie. Facciamo due casi limite: il dialogo dell'incisore settecentesco che nel Grand Tour riprende i grandi capolavori e li disegna, oppure il dialogo di Duchamps con La Gioconda, che consiste nel metterle un paio di baffi. In tutte e due i casi si tratta di dialoghi. Io insisterei piuttosto sul concetto di dialogo, di interpretazione dialogante con il testo d'origine[…]” dove “l'originale e sempre qualche cosa che da origine. Dare origine puramente a delle copie mi pare un risultato molto povero MA riferendosi a un fenomeno che l'arte moderna ha praticato molto, cioe quello di far lavorare direttamente le copie, allora e la copia che diventa un originale. La serigrafia di Andy Wharol e tanto una copia di una fotografia di Marilyn Monroe, quanto un originale dovuto alla poetica di Andy Wharol, che mette in serie le immagini consegnate dai mass media.

 

Ti senti influenzato da aspetti formali e contenutistici da altre forme d’arte? Ti ha ispirato qualcosa in particolare?
Penso che sia evidente che traggo ispirazione dalla Pop Art e dalle contaminazioni che ne derivano, sia per il concetto di rottura con l’arte classica, per la mercificazione dell’opera d’arte denudata del valore “sacro” e relegata nel girone effimero degli “oggetti”, sia per il fascino delle tecniche che la pop art ha introdotto nel modo di fare arte.

 

Tecnicamente parlando: fino a qualche anno fa gli illustratori lavoravano con matite, gomma e carta; attualmente i tempi si sono di molto ristretti, grazie all’uso del computer. Tu sei rimasto tradizionalista o ti sei informatizzato al massimo?
ovviamente essendo figlio di un programmatore sin da bambino ho avuto un rapporto strettissimo con i computer, per gioco prima e per lavoro poi. Del resto difficilmente potrei portare avanti il mio metodo di lavoro senza l’informatica e senza l’uso di particolari software che mi permettono di ricampionare un’immagine di 2 cm per ottenerne una di 2 metri (se si prova a farlo con i comuni programmi tipo Photoshop, l’immagine risulta sgranata e quindi inservibile).

 

Mi racconti anche qualcosa sulle “Formiche elettriche”?
Formichelettriche nasce come firma collettiva (sulla scia delle  esperienze di Luther Blissett e WuMing) finalizzata all’autoproduzione di progetti  multiarte collettivi (video istallazioni, happenings…) dove la mano degli autori non era riconoscibile e l’intero lavoro era la risultante di piu stili mixati che andavano a crearne uno completamente nuovo: formichelettriche! un nome collettivo che non era solo una firma, bensi una metodologia d’approccio al fare arte. Grazie anche alla collaborazione di artisti poliedrici  quali Guglielmo Manenti, John Cascone (apparteneti insieme a me al nucleo originario) Tonino Forcisi, il quartetto di   fiati  del maestro Massimo Piccione e sotto la guida del team di registi Canecapovolto abbiamo continuato le attivita fino al gennaio 2004, quando, a causa della lontanaza (John Cascone vive e lavora a Pisa, Guglielmo Manenti a Berlino ed io a Fano) il collettivo sospende le attivita e si limita alla produzione on-line.

 

Qualche progetto  - imminente o meno - per il futuro?
Il progetto che porto avanti da circa un anno e Anatomy of a Murder (anatomia di un omicidio), un progetto talmente complesso che e stato necessario suddividerlo in piu fasi (citando Tarantino li ho chiamati Volume 1,2,3). Per il titolo del progetto ed il “logo”, ho preso in prestito il titolo e l’immagine di locandina del famoso noir di Otto Preminger, Anatomy of a Murder appunto, ovviamente il film di per sé non ha nessuna attinenza con il mio progetto, ma il titolo descrive pienamente le mie intenzioni, cioe quelle di analizzare anatomicamente le fasi e le psicopatologie dei soggetti coinvolti in un omicidio.
Non si tratta di comuni omicidi, nel progetto si parla di Snuff Movies (sinteticamente film illegali in cui i protagonisti vengono realmente torturati ed uccisi) e real movies (video in cui la ripresa della morte e casuale). Il volume 1 concentra l’attenzione sul primo real movis esistito: l’omicidio Kennedy. Con le opere analizzo il panorama socio-politico degli anni Kennedy, la guerra in vietnam, il complotto, scene di vita americana. Nel volume 1 prendo di mira (decontestualizzandole) le campagne pubblicitarie di grandi societa americane come Adidas e Nike, utilizzando le immagini pubblicitarie create da due dei piu grandi illustratori pubblicitari contemporanei. E’ questo che intendo quando parlo di decontestualizzazione concettuale, modifico il significato che l’immagine originariamente ha e gliene attribuisco un altro: la pubblicita della Nike invade la scena del crimine Kennedy e diventa opera di denuncia. Inoltre, l’opera continua a modificarsi, a trasformarsi prima del vernissage, durante e dopo, ogni volta che la rivedo, la modifico, aggiungo sottraggo, all’infinito (se vado a casa di qualcuno che ha una mia opera ho sempre voglia di continuare a lavorarci su, quindi se avete un mio quadro a casa, non invitatemi a cena!)

Quali sono, secondo te, le ragioni che spingono l’uomo a “produrre” arte?
L’arte come la religione nasce da un bisogno insoddisfatto…(anche delle parole a volte mi approprio, ma questa volta si chiama citazione), credo fortemente nell’arte come mezzo espressivo dell’inconfessabile, penso che il produrre arte sia un bisogno primario come il respirare.

 

Quale sarebbe il tuo primo consiglio da dare ad un illustratore in erba che mira in alto?
Di commettere quanti piu errori possibili in modo da sapere quali strade non portano a niente!

 

Domanda aperta: cosa vorresti ti chiedessi per poter farti rispondere finalmente quel che da sempre avresti voluto dire ma che nessuno ha mai osato domandarti?
Quale artista vorresti essere (o essere stato)?   - Mario Schifano!

Annalisa Cameli

 

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