Questa è una finzione

«Le Fiandre sono indipendenti, il re è in fuga, il Belgio non c’è più», alle 20:21 di mercoledì 6 dicembre 2006 la guerra dei mondi plana con fragore sul Belgio. Non più lo sbarco dei marziani raccontato da Orson Welles alla radio nel 1938, ma il Parlamento fiammingo che proclama l’indipendenza della regione più ricca del Regno. La secessione dura 40 minuti, poi compare sui teleschermi una scritta, «questa è una finzione», il Belgio si riscopre di colpo unito. È soltanto l’esempio cronologicamente a noi più vicino di come i mass media riescano a far credere ciò che vogliono all’opinione pubblica, agendo sulla credibilità del mezzo. Fra i tanti esempi che si possono fare a riguardo, quello più vicino al lavoro di Alessandro Grimaldi è il fenomeno mediatico dei cosiddetti “snuff movies”, pellicole illegali che dagli anni sessanta godono purtroppo di un largo consenso di pubblico. Il soggetto di questi snuff è la morte in diretta. Il successo è dato dalla veridicità delle scene di dolore riprese, girate all’insaputa del soggetto predestinato. Spesso si tratta di finzioni come quella annunciata alla Tv belga, altre volte ci troviamo di fronte alla realtà, quella vera. Legalmente diffuso e tremendamente reale è il video girato da Abraham Zapruder, primo ed unico snuff fino ad ora certificato. Si tratta della pellicola che documenta l’omicidio del Presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy, avvenuto a Dallas il 22 novembre del 1963. Se il fatto documentato è senza dubbio reality, più di un sospetto si ha sullo show messo in piedi dalla Commissione Warren, secondo la quale il responsabile dell’assassinio fu Lee Harvey Oswald, anziché una ben più probabile cospirazione. È su quest’argomento che ruota il lavoro di Grimaldi. Primo atto di una più complessa opera divisa in tre parti, Anatomy of a Murder - Volume I, introduce il visitatore al caso Kennedy e alla “teoria del complotto”, con un intervento video di Ivana Spinelli (Pink), il testo di Lucilio Santoni (Autopsia di un crimine) e un racconto dello stesso Grimaldi. L’installazione realizzata per la Galleria Marconi, conduce il visitatore dentro la scena del crimine. Al suolo un tappeto rosso con sagoma nera rimanda ad un omicidio. Alle pareti opere foto-pittoriche: uno sguardo sul panorama sociale americano degli anni sessanta-settanta, una riflessione critica sul potere esercitato dai mass media. Il visitatore è messo nella condizione di percepire ciò che l’artista ha studiato in questa prima parte del progetto e che si accingerà a continuare nelle restanti tappe: l’anatomia di un omicidio.

Luca Panaro

 

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