1977 -dittico - alessandro grimaldi...1977 -dittico - alessandro grimaldi

DICIANNOVE SETTANTASETTE Sono stati anni fecondissimi culturalmente parlando, i nostri ’70. Sciascia, Pontiggia, Maraini, Fallaci, Fruttero e Lucentini, Calvino, Primo Levi e Cerami, hanno dato alle stampe i capolavori per cui oggi, sono citati anche da chi non ne ha letto un rigo.
Le avanguardie artistiche hanno creato una rottura profonda e non suturabile con un’estetica ornamentale e decorativa, senza cuore né testa. Le tele, giù dai cavalletti venivano sdraiate a terra, Kounellis ci camminava sopra per maltrattarle ad arte. Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino in Italia si ribellano, nell’ambito del neoespressionismo, anche alla ribellione della cromofobia concettuale, protestano contro ogni limite imposto all’emozione.
Lotta continua? Dialettica, orticaria per il dolcestilnobismo delle elites artistiche e culturali che per quanto nuove, imponendosi e replicandosi, sono ripetitive già il giorno dopo.

La ieraticità bozzettistica di uno, nessuno, centomila poliziotti schermati e indistinguibili nelle loro divise da astronauti antisommossa, la detenzione delle armi usate anche per sparare alle spalle, faccia i conti con il bianco e il dinamismo sincopato ma fremente di una generazione intera che ha provato ad insegnarci a non adeguarci, come pecore nel gregge, a non assuefarci alle storture del potere.
E’ una storia recente e già insabbiata quella affrontata da 1977, che, per usare un’espressone di Erri De Luca, non ha lasciato in pace nessuno.
Si è insinuata nella dimensione più privata del singolo. Dalla fabbrica, dalla piazza come dalla scuola, si è infiltrata nelle pareti domestiche ribaltando e scompaginando assetti millenari: ha spaccato la famiglia, ha messo i figli contro i padri, ha separato mogli e mariti, ha accelerato e reso manifesto ogni latenza al distacco dell’uomo, che deve staccarsi da un contesto per crearne uno nuovo, con il rischio orribile di trovarsi solo.
Questo forse non c’è, nelle opere di 1977, ma sono state fatte perché se ne parlasse. Il pretesto sta nell’appenderle a un muro, con una scenografia attenta, il conforto di una performance empatica, della proiezione di un video realizzato a Berlino, dove alla musica di quegli anni si rende l’omaggio migliore: il volume.


alessandro grimaldi istallazione galleria marconi

ANATOMY OF A MURDER è un progetto incentrato sulla spettacolarizzazione della morte, sull’evento casuale (i cosiddetti real movies) e sull’evento provocato (gli snuff movies); è un’operazione che lascia intendere come nel XXII secolo tutto fa share, e come lo show business senza scrupoli sia pronto a sfruttare anche eventi tragici, quale può essere la morte, pur di fare audience.
Nel primo volume (la personale alla Galleria Marconi di Cupra Marittima) veniva richiamata l’attenzione sui real movies ed in particolare sul primo d’importanza storico-politica degno di menzione: l’8mm in cui Abraham Zapruder che riprende casualmente l’omicidio di J.F. Kennedy a Dallas.
Le opere su tela non indagavano (e non denunciavano) l’avvenimento storico bensì mostravano (volutamente) il panorama socio politico di quegli anni, mentre l’ironia pungente di Ivana Spinelli muoveva una tagliente critica al sistema politico americano in grado di assassinare, per chissà quali interessi, il proprio presidente sotto gli occhi del mondo intero!

anatomy of a murder - alessandro grimaldi

In questa seconda e conclusiva fase (il volume 2), il project of a murder affronta un aspetto disdicevole ed immorale della spettacolarizzazione: gli snuff movies, video nei quali i protagonisti vengono torturati ed uccisi durante le riprese.
Proprio per andare contro il meccanismo che fa share con la sofferenza ed il dolore, la morte non viene né mostrata né nominata, le opere su tela raffigurano lo scenario di caccia dove le vittime vengono reclutate: la metropoli fredda ed alienante dove è possibile essere soli fra milioni di persone.

anatomy of a murder - alessandro grimaldi


In questa fase Ivana Spinelli interverrà nella scena con delle modelle Global Pin-UP che indossano dei cappucci fetish (usati negli snuff movies e nei video hard core) sullo sfondo di un cortometraggio snuff (ovviamente falso, si tratta di una fiction girata da Tonino Forcisi La Delfa nel 1995, un omaggio ad un caro amico scomparso tragicamente qualche anno fa).
E’ previsto inoltre l’intervento del dott. Marco Pingitore (criminologo) curatore del sito snuffmovies.it che introdurrà il fenomeno snuff movies.


FAVOLE CRUDELI è un progetto che ha come protagonisti personaggi appartenenti all’immaginario infantile. Il tradizionale animaletto umanizzato (coniglietto, orsetto, maialino), solitamente utilizzato a fini educativi, diventa qui un espediente per indagare i moti più oscuri e irragionevoli dell’animo umano. Le aspirazioni irrealizzabili, inseguite a qualunque costo; la crudeltà inspiegabile, esercitata per puro divertimento; il sopravvento della parte più sconosciuta e incontrollabile della propria coscienza. Alter ego animali agiscono davanti ai nostri occhi. Azioni d’inaudità violenza o assurdità che vorremmo solo fermare. Un processo che rivela come spesso non sia la realtà esterna ma noi stessi i responsabili del nostro malessere e infelicità. L’impianto compositivo, orientato a un’estrema semplicità, decontestualizza la figura, posta isolata al centro dell’opera. Un’operazione che rende assoluto e indelebile il gesto compiuto dal protagonista.
Come un’operazione significante, tutt’altro che casuale, deve intendersi l’inserimento delle opere all’interno di un contesto quale quello del Museo dell'Illustrazione, che, per sua natura, con uno spazio espositivo dinamico e stimolante, predispone il fruitore verso un’osservazione rilassata e serena. Uno stato d’animo che nell’approccio alle opere provoca un rallentamento del processo di comprensione. Il formato ridotto, l’apparente innocenza dei soggetti, la semplicità di lettura, inviteranno all’osservazione consentendo una presa di coscienza graduale. Un’azione lenta, condotta con i tempi solitamente concessi all’illustrazione, che sono quelli della lettura, ma inesorabile.

 

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