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DICIANNOVE SETTANTASETTE
Sono stati anni fecondissimi culturalmente parlando,
i nostri ’70. Sciascia, Pontiggia, Maraini, Fallaci, Fruttero e Lucentini,
Calvino, Primo Levi e Cerami, hanno dato alle stampe i capolavori per cui
oggi, sono citati anche da chi non ne ha letto un rigo.
Le avanguardie
artistiche hanno creato una rottura profonda e non suturabile con
un’estetica ornamentale e decorativa, senza cuore né testa. Le tele, giù
dai cavalletti venivano sdraiate a terra, Kounellis ci camminava sopra per
maltrattarle ad arte. Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino in
Italia si ribellano, nell’ambito del neoespressionismo, anche alla
ribellione della cromofobia concettuale, protestano contro ogni limite
imposto all’emozione.
Lotta continua? Dialettica, orticaria per il
dolcestilnobismo delle elites artistiche e culturali che per quanto nuove,
imponendosi e replicandosi, sono ripetitive già il giorno dopo.
La ieraticità bozzettistica di uno, nessuno,
centomila poliziotti schermati e indistinguibili nelle loro divise da
astronauti antisommossa, la detenzione delle armi usate anche per sparare
alle spalle, faccia i conti con il bianco e il dinamismo sincopato ma
fremente di una generazione intera che ha provato ad insegnarci a non
adeguarci, come pecore nel gregge, a non assuefarci alle storture del
potere.
E’ una storia recente e già insabbiata quella affrontata da
1977, che, per usare un’espressone di Erri De Luca, non ha lasciato in
pace nessuno.
Si è insinuata nella dimensione più privata del singolo.
Dalla fabbrica, dalla piazza come dalla scuola, si è infiltrata nelle
pareti domestiche ribaltando e scompaginando assetti millenari: ha
spaccato la famiglia, ha messo i figli contro i padri, ha separato mogli e
mariti, ha accelerato e reso manifesto ogni latenza al distacco dell’uomo,
che deve staccarsi da un contesto per crearne uno nuovo, con il rischio
orribile di trovarsi solo.
Questo
forse non c’è, nelle opere di 1977, ma sono state fatte perché se ne
parlasse. Il pretesto sta nell’appenderle a un muro, con una scenografia
attenta, il conforto di una performance empatica, della proiezione di un
video realizzato a Berlino, dove alla musica di quegli anni si rende
l’omaggio migliore: il volume.

ANATOMY OF A MURDER è un
progetto incentrato sulla spettacolarizzazione della morte, sull’evento
casuale (i cosiddetti real movies) e sull’evento provocato (gli snuff
movies); è un’operazione che lascia intendere come nel XXII secolo tutto
fa share, e come lo show business senza scrupoli sia pronto a sfruttare
anche eventi tragici, quale può essere la morte, pur di fare
audience.
Nel primo volume (la personale alla Galleria Marconi di Cupra
Marittima) veniva richiamata l’attenzione sui real movies ed in
particolare sul primo d’importanza storico-politica degno di menzione:
l’8mm in cui Abraham Zapruder che riprende casualmente l’omicidio di J.F.
Kennedy a Dallas.
Le opere su tela non indagavano (e non denunciavano)
l’avvenimento storico bensì mostravano (volutamente) il panorama socio
politico di quegli anni, mentre l’ironia pungente di Ivana Spinelli
muoveva una tagliente critica al sistema politico americano in grado di
assassinare, per chissà quali interessi, il proprio presidente sotto gli
occhi del mondo intero!

In questa seconda e conclusiva fase (il volume 2), il
project of a murder affronta un aspetto disdicevole ed immorale della
spettacolarizzazione: gli snuff movies, video nei quali i protagonisti
vengono torturati ed uccisi durante le riprese.
Proprio per andare
contro il meccanismo che fa share con la sofferenza ed il dolore, la morte
non viene né mostrata né nominata, le opere su tela raffigurano lo
scenario di caccia dove le vittime vengono reclutate: la metropoli fredda
ed alienante dove è possibile essere soli fra milioni di
persone.

In questa fase Ivana Spinelli interverrà nella
scena con delle modelle Global Pin-UP che indossano dei cappucci fetish
(usati negli snuff movies e nei video hard core) sullo sfondo di un
cortometraggio snuff (ovviamente falso, si tratta di una fiction girata da
Tonino Forcisi La Delfa nel 1995, un omaggio ad un caro amico scomparso
tragicamente qualche anno fa).
E’ previsto inoltre l’intervento del
dott. Marco Pingitore (criminologo) curatore del sito snuffmovies.it che
introdurrà il fenomeno snuff movies.

FAVOLE CRUDELI è un
progetto che ha come protagonisti personaggi appartenenti all’immaginario
infantile. Il tradizionale animaletto umanizzato (coniglietto, orsetto,
maialino), solitamente utilizzato a fini educativi, diventa qui un
espediente per indagare i moti più oscuri e irragionevoli dell’animo
umano. Le aspirazioni irrealizzabili, inseguite a qualunque costo; la
crudeltà inspiegabile, esercitata per puro divertimento; il sopravvento
della parte più sconosciuta e incontrollabile della propria coscienza.
Alter ego animali agiscono davanti ai nostri occhi. Azioni d’inaudità
violenza o assurdità che vorremmo solo fermare. Un processo che rivela
come spesso non sia la realtà esterna ma noi stessi i responsabili del
nostro malessere e infelicità. L’impianto compositivo, orientato a
un’estrema semplicità, decontestualizza la figura, posta isolata al centro
dell’opera. Un’operazione che rende assoluto e indelebile il gesto
compiuto dal protagonista.
Come
un’operazione significante, tutt’altro che casuale, deve intendersi
l’inserimento delle opere all’interno di un contesto quale quello del
Museo dell'Illustrazione, che, per sua natura, con uno spazio espositivo
dinamico e stimolante, predispone il fruitore verso un’osservazione
rilassata e serena. Uno stato d’animo che nell’approccio alle opere
provoca un rallentamento del processo di comprensione. Il formato ridotto,
l’apparente innocenza dei soggetti, la semplicità di lettura, inviteranno
all’osservazione consentendo una presa di coscienza graduale. Un’azione
lenta, condotta con i tempi solitamente concessi all’illustrazione, che
sono quelli della lettura, ma inesorabile.