Le Fiabe Crudeli

La favola rappresenta per tutti noi un ricordo piacevole. Una mamma, magari una nonna, più raramente un padre seduti al bordo del letto leggevano o raccontavano una piccola storia che aveva il compito di accompagnarci lentamente verso il mondo dei sogni. Le luci in penombra, noi coccolati dal tepore del letto e dalle voci rassicuranti abbandonavamo pian piano la realtà cosciente per immergerci nella nostra interiorità dando sfogo al sogno. Le fiabe classiche quelle che più o meno tutti ricordiamo hanno una tradizione antichissima che si perde nella notte dei tempi. Le storie venivano tramandate oralmente, subivano variazioni, si arricchivano e si modificavano a seconda della fantasia dei contastorie. Allo stesso modo dietro alle fiabe si nascondono le paure, le incertezze e la quotidianità di chi le racconta, così da diventare uno specchio eccezionale in cui si riflettono le epoche ed i popoli.
Dalle fiabe parte, nei primi dell’Ottocento, nel pieno del Romanticismo tedesco, la ricerca dei fratelli Grimm. Raccolgono le storie della tradizione orale, gettando le basi per discipline che oggi si chiamano Letteratura comparata e Filologia.
Ed è anche grazie a loro che ancora oggi, qualche ora dopo il tramonto Biancaneve, Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel e Cenerentola rivivono le loro avventure nelle camerette dei nostri figli.
Ma i tempi cambiano, le famiglie si stringono, le fiabe passano dalla tradizione orale a quella scritta e da questa, ben presto alle audiocassette ed al cinema. A questo punto diventa interessante notare come la globalizzazione delle fiabe (mi riferisco a quelle della tradizione germanica), molto antiche e la perdita del loro valore tradizionale e da un certo punto di vista catartico, ne muta la stessa struttura. Le vicende si addolciscono, le prove diminuiscono gli antieroi vengono dotati di una cattiveria più plausibile, nella disperazione si intravede la soluzione. Ma soprattutto le pagine si ripuliscono dal sangue che prima scorreva a fiumi.
Il buio, la notte, il lato oscuro dell’animo umano in un certo senso ha riportato lo sguardo dall’Ottocento al Medioevo, una frequentazione dei mostri che ha portato ad uno stravolgimento culturale, una nuova religiosità, un nuovo modo di intendere la natura. Sono sorte nuove Cattedrali, sia in senso fisico, basti pensare a quelle neogotiche di New York, sia in senso figurato, e mi riferisco all’assoluta varietà dell’espressività umana.
Ed è al Gotico che si rifà lo stesso Grimaldi. Non al Medioevo, ma ad un senso del Gotico che risiede nella profondità dell’animo umano; una sensibilità che alcuni individui ancora oggi continuano ad esprimere. Un amore per la tenebra, per il nascosto, a volte il crudele, tutti elementi che comunque si ricoprono di assoluta poesia.
Allo stesso modo le Fiabe Crudeli di Grimaldi rispettano alcuni dei canoni classici della fiaba antica. I tempi narrativi di annullano nell’immediatezza dell’immagine, eroe ed antieroe di fondono, la prova,lo sgomento, la trasformazione si fondono per dare vita ad una serie di scenari possibili totalmente irrisolti. Grimaldi coglie il pieno dell’azione fornendoci gli elementi minimi per formulare una nostra, personalissima trama.
Il concetto stesso di Fiaba viene riconfigurato in una chiave assolutamente contemporanea, il racconto si basa su elementi tipici della nostra epoca per diventare specchio delle nostre vite.
I conigli e gli orsi stilizzati provengono dalla tradizione del disegno animato e dell’illustrazione giapponese, attraverso la rete telematica arrivano in occidente vengono decontestualizzati e rimodellati secondo un diverso punto di vista.
Immagini perlopiù scollegate si trasformano nel pretesto per un racconto: una fiaba nuova, in bilico tra l’esistente e l’inesistente che innesca una serie di relazioni che riportano nella mente dello spettatore, scene di vita quotidiana.
Il sangue, come nelle fiabe della tradizione scorre a fiumi, diventa elemento fondante della narrazione, del racconto cinico della quotidianità moderna. Le tinte buie, la dolcezza quasi disarmante dei personaggi, riportano il tutto in una dimensione poetica.
Grimaldi descrive un universo parallelo con intento moralizzante in cui l’autolesionismo, il sadismo, la crudeltà sublimano nella poesia del puro concetto, descritti nel pieno dell’azione diventano un dato di fatto: quando oramai ogni intervento sarebbe superfluo.
È come se questi orsi e questi conigli colti in atteggiamenti cinici e brutali fossero fissati nella contemplazione di loro stessi e dei loro gesti, ma assenti allo stesso tempo. Una sorta di inconsapevolezza della brutalità diventa la chiave per la lettura dell’uomo contemporaneo a cui troppo spesso manca la coscienza delle ripercussioni delle proprie azioni.

Stefano Verri

 

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